SELF-RESCUE
Considerazioni sul kit di primo soccorso
L’opportunità e l’obbligatorietà di aver a bordo dell’aliante un kit di primo soccorso mi hanno indotto alcune riflessioni che vorrei condividere con l’intera comunità volovelistica.
Materiali e/o metodi di soccorso si dimostrano essere effettivamente utili solo se impiegati efficacemente. In qualsiasi altro modo possono rappresentare un intralcio, ostacolando, di fatto, l’intervento sanitario o ancor peggio il semplice possesso e la scarsa conoscenza possono indurre pericolose sensazioni di un apparente stato di sicurezza.
Devono essere invece stabiliti chiari obiettivi che noi, con le nostre capacità e conoscenze attuali (e non future e/o ipotetiche), possiamo e dobbiamo, con estrema certezza, saper raggiungere in caso di bisogno.
Gli obiettivi però non possono essere stabiliti a priori ma solo prescindendo dalle situazioni in cui si verificano gli eventi traumatici, ovverosia dagli Scenari possibili.
Ne ho identificati tre, con la dovuta standardizzazione per ovvi motivi scolastici.
· Stallo – Atterraggio pesante (fuoricampo corto, vento rafficato, inesperienza ecc...)
· Atterraggio su ostacoli (alberi, vigne, pali d’irrigazione ecc...)
· Caduta in vite
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Considerazioni
Stallo
Da un punto di vista biomeccanico va considerato come una caduta dall’alto, particolarmente pericolosa per l’essere umano. Organi bersaglio: colonna vertebrale, fegato, milza. Colonna vertebrale: subisce una forte compressione del suo maggiore asse che può provocare la frattura dei corpi vertebrali, più frequentemente dorsali e lombosacrali. Se i frammenti fratturati migrano violentemente all’indietro possono causare lesioni anche severe del midollo spinale provocando l’insorgenza di paralisi degli arti inferiori, degli sfinteri delle funzioni sessuali. Fegato e milza: tali organi sono normalmente “appesi” all’addome attraverso i loro poli vascolari ovverosia arteria e vena principali. Nella caduta dall’alto questi vasi, a causa del peso dei loro rispettivi organi, subiscono una violenta trazione verso il basso. La loro possibile lacerazione è causa d’imponenti emorragie interne (che si evidenziano con addome durissimo a pelle di tamburo e dolentissimo). Fortunatamente però lo stallo avviene sempre con una velocità residua di avanzamento che riduce drasticamente la violenza dell’impatto cosicché le lesioni gravi si verificano raramente.
È molto più comune invece una difficoltà respiratoria anche importante causata dall’impatto per rimbalzo del diaframma contro i polmoni.
Atterraggio su ostacoli
Lesioni prevedibili: lacerazioni cutanee, ferite penetranti, fratture degli arti, trauma cranico. Abitacolo e carrello estratto hanno una certa azione protettiva che limita sicuramente i danni. Caratteristica saliente di questo tipo di impatto è la possibile penetrazione di corpi estranei: non vanno rimossi, ma solo tamponati. Il rischio grave altrimenti è quello di indurre pericolose emorragie!Caduta in vite
La situazione più grave. A meno che non si trasformi per un fortuita evenienza in uno dei due casi appena descritti, l’impatto è sempre violentissimo. Non vi è né una componente di avanzamento che attutisca il colpo, né rami, fili o quant’altro che possano ridurre la velocità di discesa e quindi l’energia di contatto. L’incidenza col suolo si può supporre avvenga con un angolo superiore ai 45° e magari con un’improvvisa accelerazione angolare della fusoliera. A Trento durante le giornate dedicate alla sicurezza sono stati mostrati i filmati dei crash-test estremamente esemplificativi. Le attuali strutture degli alianti non offrono alcuna protezione. Dai modelli sperimentali si è potuto evincere che gli arti inferiori all’impatto subiscono severe fratture schiacciandosi contro il torace con una decelerazione valutabile intorno ai 16g negativi (un valore già di per sé non compatibile con la sopravvivenza). Il capo a questo punto ruota violentemente in avanti impattando contro le ginocchia a circa 36g negativi! In queste condizioni non vi è Rescue che tenga.Dopo questa breve disamina sugli Scenari cosa dunque possiamo fare per noi stessi? Cosa vale la pena di tenere a bordo?
Gli obiettivi perseguibili sono sostanzialmente due:
· arrestare le emorragie
· combattere il dolore
Se stallate in aeroporto o vicino ad un centro abitato i soccorsi giungeranno in tempi ragionevoli e molto probabilmente tra gli accorsi troverete facilmente personale sanitario che possa prestarvi soccorso con capacità e professionalità. Diverso invece è se l’incidente avviene in regioni montuose, poco abitate o difficilmente raggiungibili. È in tal caso che è necessario mettere in pratica il Self-Rescue.
Ora chissà quanti staranno pensando che sarebbe meglio fare un corso oppure a quante volte hanno considerato di farlo. Ma se volate da anni e non lo avete fatto sino ad ora, ben difficilmente lo farete in futuro e quindi sarà meglio inquadrare il problema esaminando cosa realmente possiamo fare da subito.
Ubicazione del kit di primo soccorso
Ferite importanti, una severa impotenza funzionale causata da fratture, il dolore, la deformazione dell’abitacolo possono rendere impossibili anche semplici movimenti o spostamenti a fronte magari di una condizione che invece va rapidamente corretta (vedi emorragia copiosa). Il kit pertanto deve necessariamente essere collocato in modo che sia facilmente raggiungibile da uno dei due arti superiori senza dover ricorrere a spostamenti del tronco. Con la mano destra riuscite a toccarvi l’anca sinistra (il braccio sinistro potrebbe essere fratturato e inutilizzabile) e viceversa; il kit non va collocato più posteriormente di quel punto.Ci tengo a sottolineare l’importanza di questo aspetto in quanto ho notato che la maggior parte dei piloti che attualmente hanno a bordo il kit l’hanno fissato nel vano posteriore vicino alla batteria o a fianco del logger. Assolutamente inutilizzabile. È un non senso tenerlo lì! Io, ad esempio, ho un LS7 (LS6 e LS8 hanno la fusoliera uguale) e l’ho incastrato nel vano ossigeno. Il mio è infatti un piccolo beauty che contiene solo l’essenziale per soddisfare i due nostri obiettivi.
Cosa deve contenere il kit?
Eccovi la lista :1) Laccio Emostatico
2) Clorexidina: disinfettante in bustine (“Farvicett Pronto”) 2-3 bustine
3) Pacchettino di Garze sterili (quadrate 10 x 10 cm o rettangolari)
4) Benda Elastica “Arlata”
5) Fazzolettini o garze impregnate di disinfettante (ad es. Citrosil)
6) Cerotti medicati (preferibilmente grandi 10x10 cm o simili)
7) Ketorolac fiale intramuscolo (Toradol o Lixidol)
Analizziamo ora punto per punto i vari componenti e le modalità di utilizzo.
Laccio emostatico - opportunamente messo in tensione e bloccato con un nodo semplice è efficace nell’arrestare o quantomeno rallentare emorragie anche importanti degli arti. Il suo corretto utilizzo richiederebbe però ulteriori considerazioni che per motivi di brevità rimando alla lettura di manualetti di primo soccorso (vedi Croce Rossa). Purtuttavia se i tempi di attesa dovessero prolungarsi allentate ogni 20 minuti per qualche secondo la tenuta del laccio facendo sanguinare la ferita. In caso di necessità comunque anche la cintura dei pantaloni può svolgere la funzione di laccio sempre che siate in grado di sfilarvela.Disinfettante in bustine - serve a detergere per caduta le ferite, soprattutto le più ampie. È preferibile in bustine per la praticità (occupa meno spazio e si incastra meglio) per la sicurezza (più resistente di una bottiglietta di plastica) e per l’utilizzo (si apre facilmente con una mano strappando coi denti la chiusura)
Garze sterili - servono per coprire ma soprattutto per tamponare le ferite di maggiori dimensioni usandole magari tutte assieme una sull’altra stringendole poi attorno con una benda
Benda Arlata - si chiama così un particolare tipo di benda con proprietà elastiche ed autoadesive. Offre ottime capacità di tenuta e facilità di applicazione.
Garze disinfettanti medicate - per detergere le ferite più piccole ed in profondità
Cerotti medicati – servono a garantire la copertura di ferite di dimensioni ridotte dopo la disinfezione o in extremis anche in assenza di questa.
Toradol o Lixidol - sono potenti antidolorifici largamente diffusi. Trattandosi di farmaci non sono ovviamente privi di controindicazioni ma il loro ampio utilizzo in medicina nel combattere il dolore è segno di grande efficacia e buona tollerabilità. Le compresse può essere complicato riuscire a scartarle dai blister, sono a dosaggi ridotti (1/3 delle fiale), la loro ingestione può risultare difficoltosa (per il trauma subito), pericolosa (in stato di shock a causa di una deglutizione anomala può andare di traverso e causare difficoltà respiratorie) o inutile (in caso di nausea e vomito indotti dallo shock). Le fialette anche se per utilizzo intramuscolo possono essere facilmente rotte con una sola mano versandone poi semplicemente il contenuto sotto la lingua. Questa via di somministrazione dovrebbe garantire anche un meccanismo d’azione molto più rapido di una compressa. L’effetto antidolorifico di una somministrazione dovrebbe protrarsi con buona efficacia per almeno 3-4 ore e, come la casa farmaceutica segnala, si possono usare fino a 3 fiale senza incorrere in fenomeni di sovradosaggio.
Soddisfatti i due obiettivi primari del self-rescue l’altro grande capitolo di fondamentale importanza riguarda le Comunicazioni.
Mentre la caduta in vite è sempre improvvisa ed inaspettata negli altri due casi è quasi sempre possibile segnalare l’emergenza comunicando la posizione e comunque, una volta a terra, se non l’abbiamo fatto prima, ricordiamoci di avere tre possibilità: radio, cellulare ed ELT (per chi ne è dotato).
Riferire chiaramente generalità e posizione (oppure l’ultimo punto geografico riconosciuto). Il personale medico e paramedico del 118 è addestrato al colloquio telefonico efficace per potervi poi guidare ed aiutare.
Questo è in sintesi tutto ciò che possiamo e dobbiamo fare.
Atteggiamenti più complessi richiedono una disamina approfondita del singolo caso che non può prescindere da una conoscenza di base della materia e da una predisposizione individuale. Ho affrontato questo argomento con timore, consapevole del fatto che avrei dovuto di necessità dare una descrizione sommaria e forzatamente lacunosa di un tema che richiederebbe ben altro per essere affrontato compiutamente. Mi auguro però che l’articolo induca una riflessione sull’argomento e stimoli la discussione tra i piloti in modo che possano essere approfonditi gli spunti colti in queste righe.
ROCCA GUIDO
Specialista in Ortopedia e Traumatologia
Specialista in Medicina dello Sport
Ultimo aggiornamento (Mercoledì 05 Marzo 2008 23:02)


